Visitando Zanzibar

Il nome dell’isola di Zanzibar deriva dal persiano “Zangh”, che significa “nero” e “bar”, che vuol dire “terra”, e cioè proviene dalla frase “terra dei neri”, anche se l’esploratore inglese Burton asseriva che esso deriva dalla frase araba “zayn za’l barr”, che significa letteralmente “bella è quest’isola”. Situata a soli 36 chilometri dalle coste della Tanzania, nazione a cui appartiene, l’isola si trova a sei gradi a sud dell’Equatore ed a 39 gradi ad est di Greenwich. È lunga 86 chilometri e larga 36 nel punto in cui si allarga maggiormente. Dista 5.989 km da Roma e 6.468 km da Milano. Il comunemente detto “Arcipelago di Zanzibar” è costituito dalle isole di Unguja (Zanzibar appunto), Pemba, Latham e molte isole minori situate a poca distanza dalle suddette. L’isola di Unguja, meglio conosciuta come “isola di Zanzibar”, presenta due aree climatiche e morfologiche molto differenti. La zona centro-occidentale è ricca di vegetazione tropicale e di piantagioni di chiodi di garofano, di palme da cocco, di canne da zucchero ed è la più piovosa, mentre la zona orientale è molto più secca, pianeggiante, dominata da un sottosuolo corallino che non consente la crescita di piante ad alto fusto, se si escludono i maestosi baobab e gli alti palmizi che orlano le spiagge. Le strade che la percorrono sono solo in parte asfaltate e per raggiungere le zone “turisticizzate” bisogna mettere in conto almeno trenta minuti di sobbalzi. Sebbene l’isola di Zanzibar sia stata menzionata in gran parte dei libri di testo della storia araba, in realtà è una meta tutta da scoprire, con decine di chilometri di spiagge incontaminate, dove ci si trova in completa solitudine. Escludendo la zona di Kiwenga dove gli hotel si susseguono senza avere, fortunatamente, un grande impatto ambientale, tutte le altre zone, da nord a sud, rimangono deserte e faticosamente raggiungibili. Zanzibar è un vero paradiso sotto molti aspetti e rappresenta la classica immagine da cartolina, con spiagge bianche a perdita d’occhio che delimitano acque dai colori indescrivibili. Dove non vi sono spiagge, abbondano le mangrovie che costituiscono un meraviglioso ecosistema. Tali zone sono facilmente individuabili con una mappa. Persino nella città principale, Stone Town, il mare ha colori mozzafiato, che raggiungono il massimo della loro bellezza, al tramonto. A poche miglia dalla città vi sono isole con tanto di reef, anch’esse ricche di storia e bellezze naturali. L’arrivo a Zanzibar è piacevole: l’isola dall’alto appare coperta di vegetazione e l’aeroporto, privo di inutili lussi, lascia intuire ciò che ci attende: un lembo d’Africa.

Informazioni di viaggio

Fuso orario

+ 2 ore rispetto all’Italia

Lingua

La lingua ufficiale è lo Swahili (chiamato localmente Kiswahili), l’inglese è compreso e parlato un po’ ovunque.

Valuta

la moneta locale è lo scellino tanzaniano. La moneta che preferiscono è l’euro, i dollari solo se “con la testa grande” come dicono loro, ovvero quelli di recente emissione successivi all’anno 2005 .  Gli scellini si potranno cambiare in albergo o prendere al bancomat che esiste solo  a Zanzibar city. Il cambio è simile alla lira vs euro (10 euro sono circa 200 scellini – Ottobre 2011). E’ possibile utilizzare la carta di credito nei locali più internazionali, quelle più accettate sono la Visa e la MasterCard , ma sono soggette ad un 5-15% di commissione oltre che a un cambio sfavorevole.

Documenti

ogni viaggiatore deve essere munito di passaporto valido per almeno sei mesi dalla data di rientro. Il visto si può ottenere all’aeroporto internazionale di Zanzibar ed il costo è di 50 dollari americani per i cittadini italiani. Le tariffe sono soggette a frequenti oscillazioni, per cui potete rivolgervi a noi per conoscere quelle attuali.Il visto si può ottenere anche in arrivo negli aeroporti internazionali di Dar es Salaam e di Kilimanjaro (Arusha).

Vaccinazioni

Nessuna vaccinazione è obbligatoria, è consigliata a scopo cautelativo la vaccinazione antitetanica. Per la malaria, invece, consigliato un comportamento cauto ed intelligente. In primis, consultate il vostro medico e decidete se fare o meno la profilassi sulla base del vostro stato di salute, precisiamo comunque,  che il vaccino non assicura in automatico una copertura totale. Una volta in Tanzania, o nel paese che avrete scelto, indipendentemente dal fatto che stiate o meno assumendo farmaci antimalarici dovrete adottare adeguati comportamenti preventivi, quelli adottati anche in Italia per evitare di farsi pungere:

  • usare le zanzariere, se disponibili, nella vostra camera dell’hotel 
  • al tramonto usare un repellente (il migliore secondo la nostra esperienza è lo stick, da comprate in loco), in quanto più adatto per zanzare tropicali, è molto più potente, ma al contempo consente di non lavarsi le mani dopo l’applicazione, non si sparge su cibo e
  • bevande come lo spray se ad esempio lo si applica durante una cena (potrebbe capitare una cena a lume di candele su un bordo piscina, tanto romantica quanto a rischio puntura!)
  • Tenere le luci spente quando non si sta in camera, ed il meno possibile quando l’abitate.
  • Dopo il tramonto è preferibile indossare abiti che coprano le varie parti del corpo e proteggere le caviglie con il repellente.
  • In safari anche durante il giorno sono da privilegiare abiti chiari a manica e pantalone lunghi che proteggono in generale dagli insetti (le mosche tzè-tzè ad esempio sono attirate dai colori scuri)

Obbligatoria solo la vaccinazione per la febbre gialla ma esclusivamente se si proviene da un qualsiasi paese “endemico” dell’Africa.

Elettricità

220 – 240 V AC, 50 Hz. Gli impianti usati tradizionalmente a Zanzibar sono quelli britannici e le spine triple sono quelle più frequenti. Alcuni tra gli hotel più recenti, tra cui Chapwani Private Island, hanno installato impianti adatti alle spine europee. Consigliamo di portare con sé un adattatore. Spesso ci sono tagli di corrente, ma la situazione è migliorata ultimamente. Le fluttuazioni di corrente potrebbero danneggiare i vostri apparecchi elettronici se non muniti di alternatore.

Telefono

  • per chiamare da Zanzibar in Italia comporre lo 0039 seguito dal prefisso e dal numero dell’abbonato; es.: 001139/089/………………
  • Per telefonare dall’Italia a Zanzibar, comporre 00255 seguito dal prefisso della città (Zanzibar 054) e dal numero dell’abbonato.
  • All’Old Post Office, in Kenyatta Road a Stone Town, è possibile acquistare carte telefoniche per le chiamate internazionali (minimo 2000 scatti per le chiamate intercontinentali).

Cellulare

per effettuare telefonate internazionali da Zanzibar con un cellulare, bisogna fare tre zeri prima del prefisso nazionale corrispondente (per esempio, per chiamare l’Italia 00039). Esiste una buona rete locale GSM.

Clima

i monsoni soffiano da novembre a febbraio da nordest, e da aprile a settembre da sudovest, condizionando il clima di Zanzibar e portando piogge all’inizio di ogni stagione. Il periodo delle piogge più forti non è il migliore per visitare Zanzibar e va dalla fine di aprile fino all’inizio di giugno. Ci sono le piccole piogge di novembre, che si manifestano in forma di brevi acquazzoni. La stagione più calda comprende i mesi di gennaio e febbraio, anche se solitamente la brezza marina rende Zanzibar una località dal caldo difficilmente insopportabile. Di giorno la temperatura oscilla tra i 26 e i 28 gradi C°.

Abbigliamento

consigliamo un abbigliamento leggero, meglio se di cotone, e per la sera un pullover o una giacca sportiva. In generale casual e pratico, con un k-way a portata di mano nella stagione umida. Da non dimenticare copricapo, creme solari, occhiali da sole, repellente per insetti e sandali di gomma. Nei centri abitati non è consentito indossare solo costume da bagno.

TRASPORTI:Dalla dalla e matatu sono autobus a linea urbana (dalla dalla) o extraurbana (matatu). I Dalla dalla sono autobus costruiti in gran parte di legno, di piccole o grandi dimensioni a seconda che la linea sia urbana (dalla dalla) o extraurbana (matatu). Il nome dalla dalla viene spesso utilizzato anche per i matatu, e deriva dal vecchio prezzo di una corsa: due banconote da un dollaro (dala). Partono di fronte a Darajani Market in Creek Road o dietro al nuovo ufficio postale (Mwembe Ladu). Per gli spostamenti urbani o nelle vicinanze delle città, vi sono molti dalla dalla che sono abbastanza affidabili e puntuali, e vanno fino a notte fonda; una corsa costa circa 100-200 TSh. Gli spostamenti extraurbani sono molto meno frequenti, l’ultimo della giornata parte generalmente verso le 16.00. È possibile noleggiare bicicletta, moto o auto. Si viaggia a sinistra dando la precedenza a destra. La patente italiana non è valida a Zanzibar, per guidare un’auto si dovrà quindi avere la patente internazionale o richiedere un permesso temporaneo agli uffici della Motorizzazione Civile Zanzibarina.

Da non dimenticare

una fresca brezza soffia su Zanzibar quasi tutti i giorni dell’anno, e fa dimenticare il caldo afoso dei tropici. Occorre proteggersi dai forti raggi solari e, soprattutto nei primi giorni, utilizzare una protezione alta, occhiali da sole e cappello.

Sicurezza

Zanzibar è un posto abbastanza sicuro. Purtroppo negli ultimi anni c’è stato un aumento di ragazzi nullafacenti (alcuni dei quali si definiscono rasta e si riconoscono dal caratteristico copricapo), fanno uso di droghe leggere e si arrabattano per terminare la giornata. La gente di Zanzibar è meravigliosa ed onestissima, ma il lato opposto del progresso porta a cercare il facile arricchimento. A scopo precauzionale prima di avventurarsi in luoghi isolati sarà buona norma tenere solo poco denaro in tasca e nascondere il resto in una fascia o da un’altra parte del proprio corpo. In caso di rapina, dare ciò che si possiede senza fiatare, per evitare aggressioni. Purtroppo anche qui la droga impera, soprattutto la “ganja”. Il culto dei “rasta” è oramai dilagante ed in città è molto facile vedere giovani “fuori di testa” grazie agli stupefacenti ed all’alcool. Bisogna fare attenzione a tutti coloro che vendono e propongono tali sostanze che a volte si improvvisano guide. La prigione di Zanzibar è sicuramente un’esperienza da evitare, considerando che, al contrario dell’Italia, vige la presunzione di colpevolezza. Purtroppo donne sole possono avere qualche problema in più, anche se spesso basta la presenza di un uomo a scongiurare ogni eventuale disturbo. A Zanzibar è, infatti, abbastanza sviluppato il turismo sessuale femminile, per cui si incontrano spesso (soprattutto ai giardini Forodhani, nelle spiagge di Nungwi, Paje o Jambiani) dei ragazzi che tentano la vita del gigolò. All’arrivo in aeroporto, in pieno giorno, accade che i poliziotti addetti al controllo dei bagagli chiedano denaro, sotto gli occhi di tutti, per evitare di farli aprire. Il problema si può risolvere se si ha un pò di grinta, non favorendo tale pratica incivile. Un severo “please” con sguardo carico di sfida, ha sicuramente successo.

Saper vivere

Zanzibar è un paese musulmano quindi comportamenti libertini o vestiti succinti sono vissuti più negativamente che da noi. Portare abiti succinti non comporta alcun rischio pratico, ma è certamente molto irrispettoso delle usanze del paese.

Vi sono aree più abituate ai turisti, in cui è possibile vestirsi all’occidentale (senza esagerare), ed aree (come a Pemba) in cui potete più facilmente offendere la sensibilità locale. Indossando pantaloni lunghi ma leggeri, e una maglietta a mezze maniche, siete sicuri di non sbagliare.

Negozi

I negozi di Darajani, il quartiere del mercato aprono seguendo il loro ritmo, dalle h 09.00. Verso le h 12.45, l’attività rallenta poiché è l’ora di recarsi alla moschea. Ed alle h 14.00, è tutto chiuso. Dalle h 16.00, aprono di nuovo e, a seconda dell’umore, restano aperti più o meno fino a tardi. Alcuni negozi chiudono alle h 21.00.

Shopping

lo shopping a Zanzibar si fa, quasi sempre, nelle antiche vie delle città, dove si possono acquistare nelle bancarelle che si snodano dovunque i bellissimi oggetti di artigianato come quelli in legno intagliato, le borse in paglia intarsiate o i sandali di pelle ornati di conchiglie. I souvenir più frequenti da regalare o semplicemente da tenere come ricordo sono le scatoline, dai mille profumi, contenenti le famigerate  spezie prodotte in tutto l’arcipelago: i saponi di ylang-ylang, l’olio di chiodi di garofano,  la crema alla cannella, l’hennè. Le specialità di Zanzibar: piccole cassette in legno scolpito e ornato di chiodi dorati e copie di miniature di belle porte cesellate. Tra i tessuti ci sono i le stoffe colorate per le donne (Khangas) o tinta unita (kikoïs) per gli uomini. Nei “curios shop” della città e sulle bancarelle del quartiere di Forodhani, si trovano molti oggetti di artigianato, prodotti sul continente. Posate, piatti, gioielli, sculture in ebano di Tanzania o in pietra saponaria del Kenya. Cappelli da pescatore, tappeti in raffia, batik e acquerelli di artisti locali. Le donne dell’isola cuciono graziosi kofia (il piccolo cappello bianco che indossano gli uomini), venduti nelle stradine di Zanzibar. Ovunque, discutendo, otterrete un piccolo sconto sui prezzi dell’artigianato.

Cosa mangiare

in un isola dalle molteplici etnie, sulla rotta marittima asiatica, anche la cucina riflette ovviamente i suoi vari aspetti. A Zanzibar è possibile degustare specialità arabe, indiane, cinesi, swahili, nonché europee. Il piatto tradizionale dell’isola è il cosiddetto “Ugali Wa Muhogo”, una sorta di polenta realizzata con farina di cassava, cotta insieme al riso. È quasi sempre accompagnata da carne o da pesce, entrambi cotti in una salsa a base di curry oppure di latte di cocco. Un’altra specialità da non dimenticare di assaggiare è la “Pitta”, un pane arabo farcito da carne e salse piccanti, puré di melanzane, latte di cocco e caffè aromatizzato. La cucina coloniale ha usato anche la frutta locale per preparare alcuni piatti come, ad esempio, gli stufati di papaya, che sono molto saporiti e nutrienti. Continuando un tour gastronomico per apprezzare il cibo locale, si troverà il “Wali wa nazi”, del riso bollito nel latte di cocco. Vi è anche il frutto dell’albero del pane chiamato “Mashelisheli Ia nazi”, che viene cotto anch’esso nel latte di cocco oppure viene fritto. Gli spiedini di carne chiamati “Mishaki Ua Niama” vengono cotti al momento negli stretti vicoli del centro su vacillanti barbecue. Tra i contorni, una specialità da non perdere è la “Mchica”, una varietà di spinaci dal forte sapore. Troviamo poi le banane verdi, cotte nel latte e polpa di cocco, chiamate “Ndizi Mbichi”, dal sapore veramente particolare. Il pane locale è chiamato “Mkate” ed è molto buono. A Zanzibar si trovano anche le classiche “Chapati”, delle piccole focacce di origine indiana. Tra i dolci sono da provare i “Tambi”, realizzati a base di zucchero; le “Ndizi Mbivu”, banane dolci cotte con polpa di cocco e zucchero; i “Visheti”, preparati con farina, zucchero ed olio di cocco; i “Vipopoo”, delle simpatiche palline di farina e zucchero. Sull’isola sono presenti moltissime qualità di frutta, tutte a buon mercato. Tra le più saporite citiamo meloni, ananas, arance, papaye, 24 differenti tipi di manghi, 26 differenti tipi di banane (da provare quelle con la buccia rossa, acquistabili al mercato), passion fruits, bunghi (un dolcissimo frutto locale), mangostini, uva, mandarini molto saporiti. Vi sono poi i lychees, un frutto buonissimo, trasparente, i durian, le ciliege tropicali, i lime, i limoni, gli avogadi, le prugne indiane, i melograni, le mandorle indiane, gli star fruits, chiamati “carambol”, le star apple, gli aspri frutti del tamarindo, le mele malesi, i frutti dell’albero del pane, mangiabili cotti. Un discorso a parte meritano i cocchi, abbondantissimi, dal basso costo, nutrienti e dissetanti.

Curiosità

nei secoli passati, a Zanzibar, per ingraziarsi gli spiriti benevoli all’atto di costruire un immobile, era consuetudine gettare tra le fondamenta uno schiavo vivo.

  • In piena piazza Mizingani vi è un enorme albero di Ficus Bengalensis piantato nel 1944. Al riparo del sole, sotto di esso, vi sono da allora persone che costruiscono barche di grandi dimensioni come se nulla fosse, in un vero e proprio cantiere navale all’aperto, incuranti del traffico.
  • Passeggiando sulla spiaggia, quando la marea fa ritirare le acque del mare, si troveranno a terra un incredibile numero di conchiglie del genere “Cipree” dal colore viola chiaro. Tali conchiglie, nel passato, venivano considerate moneta in alcune zone dell’Africa Occidentale e Zanzibar costituiva per questo motivo una sorta di “zecca” del continente.
  • Nella parte vecchia della città di Stone Town è possibile ammirare dei dipinti che sembrano “naif” in vendita nei piccoli negozi. Questa tecnica pittorica, qui soprannominata “Tinga Tinga”, prende il nome da un giovane pittore nato nei pressi di Dar Es Salaam. Egli rappresentò su tela la vita africana in maniera del tutto fantasiosa e creò una corrente di pensiero artistica che lo fece divenire famoso in tutta la nazione. Edward Said Tinga Tinga, purtroppo, morì a soli 32 anni.
  • Freddy Bulsara, “il più misterioso dei Queen”, morto giovanissimo di Aids, era nato il 5 settembre 1946, a Zanzibar, da genitori britannici (il padre era un diplomatico inglese). Ribattezzatosi “Mercury” in onore del dio greco Mercurio, messaggero dell’Olimpo e patrono del commercio, Freddie cominciò a interessarsi alla musica pop dopo l’incontro con May e Taylor, con i quali diede rapidamente corpo alla sua “originale idea” per sfondare in ambito musicale: la loro nuova band avrebbe dovuto riproporre l’oltraggiosità di Mick Jagger in una più chiassosa veste scenica e sul piano musicale avrebbe dovuto fondere melodie pop con venature hard di matrice zeppeliana.

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