Visitando la Tanzania

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Visitando la Tanzania: informazioni utili

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Ora locale

+ 2 ore rispetto all’Italia

Documenti

Passaporto in corso di validità e visto turistico, ottenibile in Italia ma deve essere richiesto con grosso anticipo o rilasciato direttamente all’aeroporto di arrivo, dopo aver compilato dei moduli e versato una tassa di circa 50$ a persona.

Valuta

scellino della Tanzania, conviene portare con sè dollari in piccolo taglio, poichè le carte di credito sono poco accettate.

In Tanzania è proibito importare ed esportare la propria valuta .

Lingua

Le lingue ufficiali sono l’inglese e lo swahili

Elettricità

230 volts, indispensabile un adattatore.

Vaccinazione

Nessuna vaccinazione è obbligatoria, consigliata a scopo cautelativo la vaccinazione antitetanica. Per la malaria, invece, consigliato un comportamento cauto ed intelligente. In primis, consultate il vostro medico e decidete se fare o meno la profilassi sulla base del vostro stato di salute, precisiamo comunque,  che il vaccino non assicura in automatico una copertura totale. Una volta in Tanzania, o nel paese che avrete scelto, indipendentemente dal fatto che stiate o meno assumendo farmaci antimalarici dovrete adottare adeguati comportamenti preventivi, quelli adottati anche in Italia per evitare di farsi pungere:

  • usare le zanzariere, se disponibili, nella vostra camera dell’hotel 
  • al tramonto usare un repellente (il migliore secondo la nostra esperienza è lo stick, da comprate in loco), in quanto più adatto per zanzare tropicali, è molto più potente, ma al contempo consente di non lavarsi le mani dopo l’applicazione, non si sparge su cibo e bevande come lo spray se ad esempio lo si applica durante una cena (potrebbe capitare una cena a lume di candele su un bordo piscina, tanto romantica quanto a rischio puntura!)
  • Tenere le luci spente quando non si sta in camera, ed il meno possibile quando l’abitate.
  • Dopo il tramonto è preferibile indossare abiti che coprano le varie parti del corpo e proteggere le caviglie con il repellente.
  • In safari anche durante il giorno sono da privilegiare abiti chiari a manica e pantalone lunghi che proteggono in generale dagli insetti (le mosche tzè-tzè ad esempio sono attirate dai colori scuri)

Obbligatoria solo la vaccinazione per la  febbre gialla ma esclusivamente se si proviene da un qualsiasi paese “endemico” dell’Africa

SALUTE: è consigliabile acquistare bevande in contenitori sigillati e trattare l’acqua per uso alimentare (bollitura per oltre venti minuti, filtrazione, decantazione). Da evitare verdura e frutti di mare non sottoposti a cottura. Bere acqua e bibite imbottigliate senza aggiungere ghiaccio. Ai primi sintomi di malessere (vomito, febbre, diarrea) consultare immediatamente i medici anche locali e richiedere le analisi.  Inoltre, molti fattori, come l’improvviso cambio climatico, l’altitudine, il mutamento di abitudini e la differente alimentazione, giocano un ruolo importantissimo nella salute del viaggiatore, ecco alcuni consigli utili:

  • evitare gli abusi (sole, cibo, bevande alcoliche)
  • evitare di mangiare cibi molto grassi, in quanto contribuiscono a rendere più difficile l’adattamento dell’organismo
  • attenzione ai cambi di altitudine, l’organismo richiede tempo per adattarsi al cambiamento
  • evitare di esporsi troppo al sole per evitare le scottature, utilizzare sempre creme solari ad alta protezione
  • è opportuno portare con sè i medicinali di assunzione abituale, oltre a collirio, disinfettanti intestinali, antibiotici, repellenti per insetti, creme solari e lenitivi per le scottature.

Telefono

  • per chiamare dalla Tanzania in Italia comporre lo 0039 seguito dal prefisso e dal numero dell’abbonato; es.: 001139/089/………………
  • Per telefonare dall’Italia in Tanzania, comporre lo 00255 seguito dal prefisso della città senza lo zero (Nairobi 20, Mombasa e Costa Nord 041)e dal numero dell’abbonato.

Cellulari

Si può chiamare ed essere chiamati con e su telefonini dual band (chiedete al vostro gestore telefonico di abilitarvi il roaming internazionale) nelle grandi città e sulla costa, ma non nei parchi, dove i collegamenti sono per lo più via radio.

Clima e abbigliamento

la Tanzania e consigliabile tutto l’anno eccetto la stagione delle grandi piogge, da metà aprile a metà giugno. Nei Parchi del Nord Tanzania la temperatura oscilla tra i 10° di minima ed i 27° C di massima, freddo a Ngorongoro (5º/10º). Data la grande escursione termica è consigliabile abbigliamento “a cipolla” così da alleggerirsi durante le ore più calde della giornata, preferendo abiti comodi, pratici, capi sportivi, in cotone o lino, che consentano ampia libertà di movimento, no a capi in fibra sintetica che impediscono la traspirazione corporea.

Da non dimenticare i filtri solari ad alto fattore protettivo (anche per le pelli abbronzate si consiglia un fattore 10/15), burro di cacao per le labbra, cappelli ed occhiali  per proteggersi dal sole.

Saper vivere

Non scattate fotografie ai Masai, a meno di non aver pattuito il prezzo da pagare. Essi sostengono che la macchina fotografica è in grado di catturare la loro anima, e il modo più veloce di riaverla indietro consiste nel ricevere soldi (molti). Il più grande errore che potreste fare è quello di fotografare un guerriero Masai (una figura ai vertici della loro gerarchia sociale), tanto maggiore è la posizione gerarchica, tanto più alto è il valore della loro anima, che significa prezzi astronomici da pagare per una fotografia magari presa inavvertitamente, del resto, è decisamente meglio evitare qualsiasi discussione con un guerriero Masai, rispettare la loro cultura significa anche, in questo caso, evitare guai.

Meglio tenersi a distanza di sicurezza dalle elefantesse con prole, le madri sono molto protettive e qualche volta la Land Rover appare ai loro occhi come un potenziale pericolo per i loro elefantini.

Importante: stupefacenti: il traffico di qualsiasi droga, incluse quelle leggere, è duramente represso dalla polizia, che dispone di informatori ovunque. Le condanne inflitte dai tribunali per reati di droga sono pesanti e i controlli della polizia negli aeroporti e negli alberghi si stanno intensificando. Negli alberghi chiudete sempre con un lucchetto la vostra valigia, prima di partire controllatene l’interno, in aeroporto non perdetela mai di vista.

Shopping

i negozi sono aperti dalle h 08.30/12.00 e dalle h 14.00/18.00 dal lunedì al venerdì e dalle h 08.30/12.30 il sabato.

Nell’arcipelago si trovano le cotonate tradizionali, kitenge, kikoi, kanga, coloratissime, da usare come pareo; tipici sono anche i bracciali d’argento e le collane di corallo, da preferirsi alla sola pietra dura, che proviene per lo più dal Mediterraneo o dall’Asia; le botteghe e i bazaars, che non hanno orari fissi, sono ingombri dei famosi cesti di sisal kiondo, ma soprattutto delle sculture in ebano makonde, prodotti originali dell’arte tanzaniana.  Le tante, profumatissime spezie sono invece i veri gioielli di Unguja. L’artigianato più caratteristico della Tanzania è quello delle sculture in ebano. L’originalità delle figure stilizzate o degli animali rappresentati ne fanno dei pregevoli souvenir.

Spesso nei piccoli mercati dei villaggi gli oggetti sono più cari che nelle città. Si possono anche trovare scudi, lance e semplici collane o bracciali molto colorati prodotti dalle donne Masai. Altri souvenir caratteristici sono le pitture batik realizzate con la tecnica della sovrapposizione della cera.

Sulla costa, in particolare sull’isola di Zanzibar, si possono acquistare dai pescatori bellissime conchiglie tropicali.

Gastronomia

Priva di una grande tradizione, la cucina è semplice e simile in tutta l’Africa Orientale. La cucina tanzaniana è basata su riso, patate e fagioli che accompagnano la carne e il pesce, il pollo e le verdure; presentati in un abbondante piatto unico.  Alcuni piatti sono varianti della cucina indiana, con ampio uso di spezie quali, ad esempio, il curry. I piatti base tipici sono l’ugali, una polenta di mais a cui si accompagna carne (nyama), pollo (kuku), o pesce (samaki), in genere bolliti. Il pilau, riso con spezie; il wali na nyama, riso con carne; il mchicha, verdura cotta, nyama choma, carne alla griglia, bistecche di gnu, papaya cotta, ndize (ragù di carne, legumi e banane).

Molto buone le banane verdi, matoke, servite spesso cotte.

Bevande

Buone sono le birre, quella nazionale è la Safari Lager, servite d’abitudine calde, mentre il vino è carissimo se d’importazione, imbevibile (per di più) se locale, dato che è fatto con la papaia; quello di Dodoma è invece dolcissimo. Il konyagi è un liquore locale simile al rum ad altissima gradazione alcolica. Caffè e possono deludere: il primo molto lungo, il secondo, chai, bevuto ovunque, non sempre di qualità.

Musica e danze

La musica è un aspetto fondamentale della vita zanzibarina. Vi sono due generi tradizionali ancor oggi moto seguiti. Il primo è definito generalmente Ngoma, ovvero tamburo. Questo stile di musica ha diversi ritmi che vedremo qua di seguito ed è eseguita con diversi strumenti. Il secondo è il Taraab, antico stile musicale di origini persiane che ha saputo unirsi ed amalgamarsi ai suoni e agli strumenti musicali preesistenti al sua sopraggiungere nell’isola di Zanzibar. Generalmente si usano violini, un piccolo strumento a corda, molto caratteristico e melodioso, chiamato saduku, due piccoli tamburi di creta e pelle di mucca, chiamati ki-dumbak e due marcasa di cocco e semi di mango, chiamate chelewa. Le canzoni che vengono intonate raccontano storie d’amore. Durante le feste matrimoniali si canta un tipo di Taraab particolare chiamato Rusharoo che viene ballato in queste occasioni solo dalle donne che so uniscono alla sposa in fila una dietro l’altra formando spettacolari cerchi umani.

Canzoni

i ritmi Muhambo e Lizombe erano usati nel sud della Tanzania durante le cerimonie di iniziazione maschile (circoncisione), durante i matrimoni e i tempi del raccolto. Durante il Muhambo il leader danzatore esegue la danza ondeggiando una frusta di coda di mucca. Gli altri danzatori hanno attorno ai piedi piccole campane metalliche e monili di conchiglie poste attorno al torace. Interessante è anche il Lizombe, danzato sia da donne, sia da uomini. I ballerini accompagnano il ritmo dei tamburi suonando particolari maracas, create con noci di cocco e semi di mango essiccati, chiamate cherewa. Il Msewe è un ritmo particolare, tipico dell’area settentrionale dell’isola di Pemba che fa parte dell’arcipelago di Zanzibar. La danza che viene eseguita è unica nel suo genere: i danzatori hanno attorno alle gambe e alle braccia maracas, costruite con foglie di palma riempite di semi di mango. Gli uomini danzano muovendo un bastone, battendolo per terra.

Curiosità

Gli abitanti di Zanzibar si autodefiniscono zanzibari, ma gli italiani hanno italianizzato il termine in “zanzibarini”

  • Zanzibar fu la prima località dell’Africa orientale a possedere una locomotiva a vapore ed una breve rete ferroviaria. Essa serviva per trasportare il sultano verso la sua residenza estiva tra il 1880 e il 1890. Nel 1905 fu realizzata una rete ferroviaria di una 115 di km che collegava Stone Town al piccolo paese vicino chiamato Bububu.
  • Stone Town è molto famosa per le sue stupende porte intarsiate. La più antica risale al 1694 d.c. La costruzione della casa iniziava proprio dalla porta ed indicava lo status sociale del proprietario. Il modo in cui inoltre sono lavorate indicano indubbiamente l’unione di differenti culture che hanno convissuto e convivono tutt’ora in quest’isola. Intarsi e scritte arabe si accostano a simbologie indiane e a borchie appuntite di ferro, usate appunto in India per impedire che venissero sfondate dagli elefanti.
  • Il conflitto internazionale più breve nella storia mondiale avvenne proprio a Zanzibar nel 1896. Quando il 25 agosto di quell’anno morì il Sultano Hamid bin Thuwaini un illegittimo successore due ore più tardi si insidiò nel Palazzo autoproclamndosi Sultano. Poiché tale nomina non fu gradita agi Inglesi essi il 27 di agosto alle 9:00 in punto del mattino bombardarono il Palazzo per 45 minuti, distruggendolo e riportando l’ordine politico a loro gradito.
  • Il cantante dei Quenn, Freddie Mercury, si chiamava in realtà Farouk Bulgara e nacque a Zanzibar il 5 settembre 1946 da genitori di origini persiane.
  • Zanzibar è stata la più grande produttrice ed esportatrice di chiodi di garofano al mondo. Tali coltivazioni sono state incentivate dal sultano Said a metà del 1800.
  • Il merlo indiano, fu importato intorno alla fine del 1700, per eliminare i resti dei cadaveri degli schiavi che morivano durante il viaggio in nave o nelle prigioni prima della loro asta.
  • A Zanzibar nella foresta di Jozani vive la rarissima specie di scimmia Colobus dalla schiena rossa. Essa vive in gruppi familiari allargati.
  • L’ora della giornata è divisa in 12 ore. La prima ora del giorno, l’una sono le nostre 6 del mattino, quindi mezzogiorno sono le 6. Ciò è abbastanza importante perché talvolta gli orari delle imbarcazioni o gli appuntamenti con le persone nei dialoghi quotidiani vengono fissati secondo il sistema di orario locale.

Cosa vedere e cosa fare

La Tanzania è costituita da un territorio di oltre 900.000 chilometri quadrati. La parte nord orientale del territorio raggiunge la sua massima altezza con i 5.800 metri del vulcano Kilimangiaro, la più alta cima di tutto il continente africano.  Più ad ovest sorge un altro famoso vulcano: si tratta di Ngorongoro il cui cratere costituisce uno dei più perfetti ecosistemi dell’Africa.  La Tanzania è anche terra di grandi laghi, il maggiore dei quali è illago Vittoria condiviso peraltro da Kenia ed Uganda. Altro lago è il Tanganika con acque profonde fino ad oltre 1.400 metri.  La fascia costiera, dove si concentra il turismo, è formata da piccole isole che hanno un’origine corallina. La più grande e conosciuta è l’esotica ed affascinanteZanzibar, meta molto sognata ed ambita dai turisti italiani ed europei che, dopo aver realizzato safari, amano distendersi al sole e dedicarsi al completo relax in questa stupenda  isola.

Tanzania del nord

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Arusha

la cittadina è situata ai piedi del Monte Meru, tutto intorno piantagioni di caffè, frumento, granturco curate dalle tribù dei Waarusha e dei Wameru; la divide in due parti il fiume Naura: quella alta ospita i palazzi governativi, le compagnie aeree, gli alberghi ed i negozi, mentre quella bassa è sede di zone commerciali e del mercato.

Parco di Tarangire

occupa una vasta area del nord-est della Tanzania, è situato ad un centinaio di chilometri ad ovest di Arusha, in un’oretta di strada e, cosa abbastanza inusuale per la Tanzania, di strada asfaltata. Infatti il Tarangire si trova sulla strada che conduce a Dodoma. E’ l’habitat ideale per molte specie di animali durante tutto l’anno, ma è tra giugno e novembre che qui si concentrano mandrie di bufali, elefanti, damalischi, orici e gazzelle che in questi mesi lasciano le steppe Masai ormai prosciugate, vi ritorneranno soltanto all’arrivo delle piccole piogge, lasciando il posto a impala, facoceri, giraffe, rinoceronti, dik dik e kudu minori, presenti tutto l’anno.

Fiume Tarangire

Probabilmente l’ambiente del parco del Tarangire è quello che meno si avvicina all’idea di Africa selvaggia, e in molte occasioni ricorda i nostri parchi alpini, infatti il parco si snoda su di un altopiano solcato dal fiume Tarangire  tra le pianure dei Masai e la macchia arida, che da il nome al parco. L’ambiente è incredibilmente verde, e gli alberi si estendono per tutta la vallata, con la sola eccezione, a sud, di una estesa prateria.Qui regnano incontrastati i Baobab, col tronco panciuto e immenso, e dalla inconfondibile chioma ad ombrello. Ne esistono davvero di tutte le dimensioni, ma quando ti avvicini a questi giganti, in ogni caso, ti senti davvero piccolino!!

Il colore predominante tutto attorno è quindi il verde, intervallato dai lunghi serpentoni rossi delle strade che permettono ai turisti di godersi queste meraviglie. La terra rossa quindi fa sempre da contrasto; una terra rossa e soffice, sulla quale è piacevole guidare senza troppi scossoni. Il Tarangire è il regno degli uccelli. In nessun altro parco se ne vedono così numerosi e così vari. Ogni spostamento all’interno del parco è accompagnato dallo sbatter d’ali, che siano le tacchinelle con la cresta azzurra (onnipresenti), o volatili dai colori più fantasiosi non importa, qui tutto è movimento ed allegria. Aironi, avvoltoi, cicogne, tucani, gru, limicoli tessitori, ghiandaie dal petto lilla, nettarine, e tanti altri, ma la regina è sicuramente l’aquila pescatrice, col suo portamento regale e la testa bianca perennemente in un cipiglio di attesa, ve ne sono davvero tante, tra le cime dei baobab , o sulle rive del fiume intente a pescare. Ma l’incontro più bello è con gli elefanti. Qui se ne trovano dei branchi molto grandi. Li vedi da lontano spuntare tra gli alberi, li raggiungi e ti ritrovi a pascolare con loro. Il bello di questi parchi è che non ti senti un estraneo, nel senso che la tua presenza (naturalmente con molto rispetto per le loro abitudini!!) non li infastidisce. La matriarca è sempre all’erta, attenta ad osservare i movimenti e a scrutare se puoi essere un pericolo. In nessun altro parco si ha la possibilità di avvicinarli così tanto.

Parco Serengeti

Il Serengeti in lingua swahili significa “la grande pianura”, il parco è infatti una immensa distesa di erba giallastra, interrotta soltanto dalle forme tondeggianti dei kopje, che si estende fino in Kenia su una superficie di circa 15.000 chilometri quadrati, con una concentrazione di animali fra le più elevate del mondo. I pianori e savane punteggiate dai caratteristici ombrelli delle acacie ospitano una enorme quantità di animali: i dati dei censimenti più recenti dicono che il parco ospita oltre 1.300.000 gnu, 200.000 zebre, 20.000 bufali, 1.000 elefanti, 1500 leoni, solo per citare gli animali di grossa taglia.

Il Serengeti è anche noto per il suo patrimonio archeologico: sulla pista si incontra la famosa gola di Olduvaj, dove, tra i vari strati che evidenziano le diverse ere geologiche, sono stati ritrovati gli antichi resti dell’Homo Zinjanthropus risalenti a circa 2 milioni di anni fa.  E’ qui che ha origine una delle più imponenti migrazioni di animali al mondo. Dalle pianure circostanti Olduvaj Gorge verso la fine del mese di maggio, all’inizio della stagione secca, incominciano a radunarsi grandi mandrie di erbivori: gnu, zebre, gazzelle, impala, fino a raggiungere la massa di circa 2 milioni di capi.

E’ questo il periodo degli amori, caratterizzato da continui combattimenti fra maschi per stabilire la loro supremazia nel branco.

Poi arriva il grande giorno, all’improvviso un segnale misterioso scuote il gruppo e la miriade di animali incomincia a muoversi all’unisono in direzione nord, verso i verdi pascoli del Masai Mara in Kenya. A novembre la migrazione verrà ripetuta a ritroso, in direzione del Serengeti le cui pianure sono state rese fertili dalle piogge autunnali. 

Da una piccola collinetta priva di alberi e di animali si gode uno spettacolo superbo: grandi mandrie di gnu e zebre pascolano tranquillamente nella pianura sottostante mentre in lontananza si scorgono le massicce sagome di numerosi bufali, intorno numerosi ossi calcinati dal sole sono la testimonianza della quotidiana lotta per la sopravvivenza.

Due giorni completi nel parco sono sufficienti per vedere le cose di maggior interesse. Gli animali più difficili da avvistare sono il ghepardo ed il leopardo, spesso occorre tempo e pazienza, ma l’incontro con questi stupendi animali ripaga dello sforzo.

Un consiglio: chiedete alla guida di individuare all’alba un branco di leoni intento a divorare la preda cacciata nella notte. E’ uno spettacolo da non perdere.

Area protetta di Ngorongoro

Ngorongoro rappresenta la perla della Tanzania, dichiarata dall’Unesco, nel 1978, Patrimonio dell’Umanità.

Il suo cratere dal diametro di 40 Km è il più grande al mondo e recentemente ha ospitato al suo interno un grande lago, che progressivamente si è andato prosciugando per evaporazione.Il lago (la macchia bianca nella foto), è attualmente molto piccolo, ma sufficiente a ospitare, tra le varie specie, ippopotami e fenicotteri in grande quantità.

È possibile immaginare il cratere del Ngorongoro come una gigantesca trappola naturale, visto che le montagne circostanti impediscono agli animali di fuggire all’esterno, il loro prolungato isolamento ha quindi generato un mini-ecosistema, totalmente indipendente da quello delle aree vicine. E’ meglio scendere nel cratere molto presto la mattina quando gli animali incominciano a circolare e la luce riflessa dalla nebbiolina che si è formata durante la notte offre splendide inquadrature per i fotografi.

Questo cratere ha un diametro variabile fra gli 11 e i 17 chilometri e sprofonda per circa 600 metri, siamo attorno ai 2500 metri di altezza e la temperatura al mattino è piuttosto fresca. Arrivati sul bordo del cratere lo spettacolo che appare è straordinario: al centro dell’immensa verde pianura sottostante si scorge un grande lago rosa, solo avvicinandosi si scopre che il colore è determinato da una delle più grandi colonie di fenicotteri esistenti in Tanzania. Ngorongoro, che in swahili significa “burrone profondo” può essere paragonato ad una immensa arca di Noè.  Scendendo lungo la ripida e tortuosa pista si ha  l’impressione di andare incontro al “paradiso perduto” ed ad attendervi sul fondo non ci saranno però Adamo ed Eva, ma un gruppo di guerrieri Masai con tanto di lancia, essi infatti vivono qui con le loro mandrie conservando i diritti del pascolo. In questo enorme zoo vivono in perfetto equilibrio numerosissime specie animali: carnivori ed erbivori vivono in una giusta proporzione in modo che una specia non prevalga mai sull’altra. Dopo circa un’ora di discesa si raggiunge il pianoro, da cui non è difficile vedere alcune leonesse che divorano uno gnu appena catturato.Mandrie di zebre e gnu pascolano tranquillamente alzando appena la testa al passaggio delle auto e non è difficile imbattersi in un’altra specie piuttosto rara: il rinoceronte, è un animale piuttosto aggressivo per cui è bene fare molta attenzione poichè se  avvertisse un pericolo dovuto alla nostra presenza, non esiterebbe a caricare il fuoristrada.

Lake Mannara

Il parco si estende su una superficie di circa 100 chilometri quadrati attorno al lago omonimo. Il nome del parco deriva dalla parola manyara, una pianta che i Masai utilizzano per costruire i loro villaggi e che cresce abbondante in quest’area.

Dichiarato Parco nel 1960 questo territorio è un misto fra savana e una jungla tropicale, il percorso si sviluppa su una stretta striscia di terra compresa tra la scarpata della Rift Valley ed il lago Manyara. Diversi gli ambienti naturali che si incontrano: a nord si trova una foresta densa, cui si succedono una savana arborea con acacie e palme, quindi una savana arbustiva con combretti e commifore, e per finire una savana piana nel sud vicino alle sorgenti di acqua solforosa di Maji Moto.

Grazie al suo mutevole habitat ospita un gran numero di specie di animali e vegetali, più di 380 tipi di uccelli migratori sono stati censiti nell’area. Percorrendo le piste del parco ci si trova di fronte a stupende radure sui cui alberi sono appollaiate decine di  cicogne, marab e pellicani ed altri grandi uccelli.

Durante la stagione secca le piste del parco, che costeggiano il lago, possono essere percorse fino in fondo. Con la stagione delle pioggie diventano invece spesso impraticabili poichè invase dall’acqua dei vari torrenti che scendono dalle alture. In questo caso il tragitto è forzatamente più breve e si arresta nei pressi del cosiddetto Hippo Pool un grazioso laghetto al centro di una ampia radura, in cui vivono numerosi ippopotami circondati da una miriade di uccelli.

In questo punto si consiglia di fare una sosta per scattare fotografie e per contemplare la frenetica attività degli uccelli che contrasta fortemente con il pigro e lento movimento degli ippopotami le cui enorme teste affiorano appena dall’acqua.

Altri animali assai comuni nel parco sono i babbuini, apparentemente socievoli, con loro occorre essere molto prudenti; possono anche mordere ed infliggere profonde ferite.

 Fate attenzione agli alberi poichè non è difficile scorgere in mezzo al fitto fogliame delle leonesse che, a differenza dei leoni di altri parchi, tutte unite fra loro da vari gradi di parentela, hanno l’abitudine di trascorrere gran parte della giornata distese sui grossi rami delle acacie, piante la cui forma ben si presta a tale scopo.  Il motivo di questo comportamento non è ben chiaro, si presume che essendo alberi facili da scalare, gli animali vi si rifugino per evitare di essere infastiditi dalle numerose mandrie di bufali ed elefanti che vagano per il parco. All’interno del parco Mto Wa Mbo, un piccolo villaggio con un grazioso mercato in cui sono esposti numerosi oggetti dell’artigianato locale offerti a prezzi piuttosto cari.

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