Visitando Stone Town

Fu il regno della poesia, del sogno ovattato che profuma di incenso e di cannella. È gioia pura da assaporare lentamente, destarsi presto al mattino al canto del muezzin, rendendosi conto che ci si trova in un luogo non immaginario, non frutto della fantasia ne creatura della nostalgia, perché non c’è nessun altro posto al mondo che racchiuda in se tanto carisma, esotismo, fascino sottile della decadenza, come Stone Town.

Gli uomini dalle lunghe e candide vesti, le donne velate di nero dalle mani e piedi decorati con l’henné alla maniera araba, le grida dei bambini che giocano felici nelle strette vie della città vecchia, rappresentano solo una piccola parte di questa umanità vera e sincera che a Zanzibar fortunatamente abbonda.

In tale miscuglio etnico troviamo veri ed incredibili controsensi, quali gli uomini neri musulmani che parlano “swahili”, ma portano l’abito tradizionale chiamato “kanzu”, le donne che paiono arabe, ma portano sul capo ceste varie e brocche d’ottone all’africana.

Perdersi nel centro storico è facile ma indispensabile tra i microscopici negozi bui ricchi di profumi e fascino. La meraviglia di questa città dichiarata patrimonio dell’umanità e tutelata dalla Fondazione Karim Agha Khan come memoria culturale dei musulmani ismaeliti è soprattutto costituita dagli antichi portoni di legno intagliato, circa cinquecento, dai vecchi palazzi che la compongono, di solito disposti su tre piani, con bellissimi cortili interni e con l’immancabile elemento architettonico e sociale: la “baraza”, una tradizionale panca in muratura che si trova al lato dell’ingresso di tutte le case arabe o swahili.

Indispensabile una visita al palazzo del vecchio dispensario, edificio costruito con la pietra corallina madreporica, caratterizzato da splendide balconate riccamente lavorate ed intarsiate. Era un antico centro di consultazione per i mercanti di spezie, avorio e schiavi.

Sono da visitare anche gli antichi Bagni Persiani, nel cuore della città, piombati nel silenzio dell’abbandono, ma in ottimo stato di conservazione, il Forte Portoghese, possente, il Palazzo delle Meraviglie (House of Wonders) con i suoi tre piani di colonnati metallici importati dalla Scozia per volere del Sultano Bargash, che vi conduceva una vita divenuta leggenda per gli occidentali a causa delle sue cento concubine, amate cinque alla volta ogni notte. È la costruzione più imponente dell’isola e venne bombardata dagli inglesi che punirono il sultano, reo di non rispettare gli accordi sull’abolizione della schiavitù.

Stone Town rimane impressa nella nostra anima come nelle nostre pellicole. Ovunque vi è qualcosa da fotografare, sia in alto, come gli splendidi balconi decorati, sia ad altezza d’uomo, per la varietà di etnie che vi abitano.

Il tramonto è un attimo in cui diviene indispensabile raggiungere il vicino lungomare per ammirare le barche locali, i “dhow”, dirigersi a vela spiegata verso la riva, in un rosseggiare di colori che cambiano di attimo in attimo. Dai tempi degli antichi esploratori, quali Burton, Livingstone e Stanley, che ne fecero il loro punto di riferimento per scoprire poi l’interno dell’Africa, non molto è cambiato.

Le auto non sono poi così numerose e fortunatamente non riescono ad entrare nelle strette vie della “medina”, lasciandola così al suo naturale ed ovattato silenzio.

In pieno centro, nei pressi del mare, lungo la cosiddetta “Via dei Suicidi”, è situata la casa di Tippu Tip, uno spietato trafficante di schiavi che trovò la sua fortuna proprio a Zanzibar. È un edificio elegante che presenta una caratteristica botola sita nei pressi del portone principale e che, tramite un cunicolo sotterraneo, metteva direttamente in comunicazione la casa del negriero, dove sarebbero poi stati smistati gli schiavi, con un attracco vicino alla spiaggia, su cui sbarcavano le navi cariche di merce umana. Egli è stato sepolto non distante dalla sua abitazione in una tomba araba, tuttora visibile, sita in un giardino incolto.

La vendita degli schiavi avveniva nel quartiere di Mkunazini e nel luogo esatto dove sorgeva il palo della fustigazione è stato eretto un altare, nel 1873, a ricordo del sacrificio di migliaia di africani morti. Nel luogo sul quale ora sorge la chiesa anglicana, è possibile visitare le celle dove essi venivano rinchiusi prima di essere venduti all’asta.

Visitando Stone Town: cosa vedere e cosa fare

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Jamituri Gardens

Situati nei pressi del Palazzo delle Meraviglie, furono realizzati nel 1936 per celebrare i 25 anni di regno del sultano Khalifa (1911-1960) ed hanno mantenuto il nome di “Giardini del Giubileo” fino alla rivoluzione del 1964.

Sono molti frequentati e di sera ci sono numerosi chioschi che vendono snacks e bibite. In prossimità del mare sopravvive ancora un arco arabescato in cemento armato, costruito nel 1956 per la visita della principessa Margaret d’Inghilterra.

Il vecchio mercato degli schiavi e la Cattedrale UMCA:

la cattedrale anglicana, completata nel 1877 dalle United Missions to Central Africa (UMCA), fu la prima, per questa confessione religiosa, ad essere edificata nell’Africa orientale. Essa sorge nel luogo in cui si teneva, nel XVIII e XIX secolo, il mercato degli schiavi, all’incrocio di New Mkunazini Road e Creek Road, nella zona orientale di Stone Town.Alcuni missionari dell’UMCA si erano recati in Africa Orientale nel 1861 per diffondere la religione cristiana ed opporsi all’inumano commercio di schiavi, finendo con lo stabilirsi, nel 1864, a Zanzibar. Quando, nel 1973, il sultano Bargash chiuse il mercato degli schiavi, i missionari lo acquistarono ed iniziarono la costruzione della cattedrale, usufruendo anche di un terreno adiacente che fu donato loro da un mercante indiano, Jairam Senji. La prima funzione fu officiata il giorno di Natale del 1877, quando il tetto non era stato ancora completato. Secondo la tradizione, l’altare sorge nel punto esatto in cui gli schiavi erano legati al palo per essere frustati.Di questo mercato umano, oggi, non sopravvive più nulla, benché si dica che la cantina della St. Monica’s Guesthouse sia il pozzo in cui gli schiavi erano tenuti prima di essere venduti.La realizzazione della cattedrale fu resa possibile soprattutto dall’opera entusiastica del vescovo Steere (vescovo di Zanzibar dal 1874 al 1822), autore anche del primo dizionario inglese-swahili in alfabeto latino. Secondo la leggenda, il sultano Bargash gli chiese di non costruire la torre della cattedrale più alta del Palazzo delle Meraviglie e, alla sua accettazione, gli regalò un orologio per la torre stessa.

Nella cattedrale è molto vivo il ricordo di David Livingstone: c’è una finestra dedicata a lui ed il crocifisso è stato realizzato usando il legno dell’albero che indica il luogo in cui il suo cuore fu sepolto nel villaggio di Chitambo, nell’attuale Zambia.

Il mosaico che decora l’altare fu regalato da Miss Caroline Thackeray (cugina del famoso scrittore), che insegnò nella missione locale dal 1877 al 1926. Dietro l’altare si trovano il seggio vescovile ed altri dodici seggi per i canonici. Essi sono decorati con pannelli di rame su cui campeggiano i nomi di diversi personaggi biblici scritti in swahili, mentre la finestra dietro l’altare è decorata con raffigurazioni di santi africani.

La Cattedrale di St. Joseph

Le torri gemelle di questa cattedrale si ergono, inconfondibili, nel cielo e catturano immediatamente l’attenzione dei visitatori che raggiungono l’isola via mare, ma sono incredibilmente difficili da ritrovare nell’intricato dedalo di stradine adiacenti la chiesa. Progettata dall’architetto francese Beranger, fu completata nel 1886. Essendoci, oggi, pochi cattolici sull’isola, la cattedrale non è regolarmente usata od aperta al pubblico.

I bagni persiani

Fatti costruire dal sultano Bargash come bagni pubblici, sono attualmente chiusi al pubblico, ma il guardiano sarà ben felice di farvi da guida, chiedendovi, in cambio, una piccola mancia.

Questi furono i primi bagni pubblici di Zanzibar, realizzati in stile persiano da Haji Gulam Hussein tra il 1870 e il 1888. Chiusi al pubblico fin dal 1920, hanno un esterno particolarmente decorativo di mattoni rossi.

La Casa di Livingstone

La base dell’ultima spedizione del missionario-esploratore si trova lungo Malawi Road, in direzione nord-est, al di fuori del perimetro cittadino. Attualmente è sede del principale ufficio turistico.

Costruita nel 1860 per il sultano Majid (1856-1870), ospitò Livingstone prima della sua partenza per il continente per preparare quella che sarebbe stata la sua ultima spedizione. In seguito, fu usata dai membri della comunità indiana dell’isola e, nel 1947, fu acquistata dal governo coloniale per installarvi un laboratorio scientifico per la ricerca sulle malattie delle piante di chiodi di garofano.

Dopo l’indipendenza e la rivoluzione, divenne sede principale del Tanzania Friendship Tourist Bureau, antesignano dell’attuale ufficio turistico ZTC.

Le spiagge

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Jambiani

è un piccolo villaggio di pescatori, noto solo ai viaggiatori più curiosi e facilmente raggiungibile da Stone Town. La sua spiaggia si estende per diversi chilometri ed è caratterizzata dalla frequente presenza del vento; la sua sabbia bianca e fine e il suo mare di uno splendido blu cristallino le donano una straordinaria bellezza.

Da Jambiani è facile raggiungere la laguna di Kizimkazi con il suo villaggio, dove si può vivere la straordinaria esperienza di fare il bagno in mezzo ai delfini. Con una minima spesa i pescatori locali portano i turisti in barca in un luogo dove solitamente giocano felici decine di delfini e vi sarà concesso, a volte, di tuffarvi in mezzo ad essi per nuotare. A Kizimkazi si trova anche una moschea del XII secolo, uno dei primi monumenti dedicati alla fede islamica dell’Africa orientale.

Ai due estremi a nord e a sud della spiaggia, s’incontrano alcuni cumuli rocciosi, i Maviko ya Kamumbi, che sono fatti di gusci di cocco interrati, al fine di ammorbidirli e poi estrarne le fibre che servono per realizzare cordame.

Paje

Si trova a soli 5 chilometri più a nord di Jambiani ed offre una delle più belle spiagge dell’isola, poco frequentata dai turisti. La marea cui è soggetta tutta la costa di Zanzibar, permette di ammirare la spiaggia di Paje nelle sue più diverse conformazioni, che variano secondo il livello del mare. I momenti di bassa marea possono essere sfruttati per dedicarsi a bellissime passeggiate a piedi verso la barriera corallina.

Spiaggia di Bububu

un tipico nome africano, onomatopeico e semplice. Venne affibbiato a questa località in seguito ad una delle follie legata ad un filo sottile tra storia e leggenda: la costruzione di una piccola parte di ferrovia. Il treno che transitava nella zona suonava in prossimità del villaggio facendo appunto Bu-bu-bu, dal quale deriva il nome.

Siamo a soli pochi chilometri da Stone Town, ma già il mare assume colori straordinari. La spiaggia appare infinita e si può camminare per chilometri incontrando solo pescatori. Bububu è sita ad Ovest dell’isola e quindi vi sono dei tramonti incredibili.

Dinanzi alla spiaggia vi sono alcune isole, visitabili previo accordo con i pescatori che stazionano i loro “dhow” sulla spiaggia. Sono talmente vicine ed al riparo dalle forti correnti che vale la pena di non prendere mezzi a motore ma lasciarsi portare dal vento, dolcemente.

Le isole hanno splendidi fondali dove è possibile vedere una grande varietà di pesci. La città, lontana circa dieci chilometri, al buio appare fiabesca, con le sue flebili e romantiche luci. Bububu è un ottimo luogo dove riposarsi per poi partire, magari al mattino presto, alla scoperta del centro storico di Stone Town o di altri luoghi interessanti che sono nei pressi, ritornando però, alla sera, in un posto dove il rumore delle onde è l’unico suono percettibile.

Spiaggia di Kiwengwa

Posizionata sulla costa Est dell’isola di Unguja, ospita in maniera ordinata e discreta diversi alberghi di conduzione italiana. Ancora più a Nord, al limitare della spiaggia, dove iniziano le rocce che, continuando verso Nord, si perdono nella spiaggia di Nungwi, c’è un villaggio di gestione inglese. Nonostante la teorica “invasione” turistica, soprattutto italiana, si tratta di insediamenti che hanno avuto la possibilità di scegliersi, nei tempi passati, una delle porzioni più ampie, ed apparentemente infinite, di spiaggia. Escludendo i periodi corrispondenti alla nostra piena estate e nelle festività Natalizie, c’è ancora quiete, come in tutta l’isola.

Spiaggia di Matemwe

La lunga, chilometrica spiaggia di Matemwe si trova sulla costa est di Zanzibar, chilometri e chilometri di abbaglianti spiagge bianchissime orlate da milioni di alte palme da cocco, con un reef che dista da 100 a 400 metri dalla riva e che crea una laguna che non ha nulla da invidiare a quella polinesiana. Dinanzi a Matemwe vi è l’isola di Mnemba, sul quale vi è un costoso resort.

E’ una zona ancora non turisticizzata dove sono presenti solo alcuni hotel di medie dimensioni, molto cari tra l’altro. E’ una parte dell’isola molto isolata e difficile da raggiungere per via della strada non asfaltata e piena di grosse buche. E’ tuttavia una meta ideale per chi sente veramente il desiderio di apprezzare profondamente la solitudine. A poca distanza dalla spiaggia vi è l’isola di Mnemba, o meglio “l’atollo di Mnemba”, come viene comunemente denominato. Purtroppo è privato ed è vietato raggiungerlo se non si è ospiti dell’hotel. Il soggiorno su quest’isola è molto costoso ed esclusivo.

La natura nei dintorni di Matemwe non è rigogliosa in quanto il sottosuolo è corallino e quindi poco ricco di terra. Tuttavia l’immensità del mare, la sabbia bianca e fina come borotalco e le altissime palme presenti, rendono anche questo luogo simile un sogno ad occhi aperti.

Spiaggia di Uroa

a circa 60 km dall’aeroporto di Stone Town, questa spiaggia è situata nella costa est dell’isola, fuori dai circuiti turistici è una delle più belle spiagge dell’isola.

Escursioni

I prezzi delle escursioni tra i gruppi di beachboys sono variabili, dipendono sia dalla meta che dal numero di persone che partecipano, mediamente si paga circa 40/45 euro con il pranzo compreso, a volte il prezzo va contrattato ragion per cui non sai mai se hai fatto un affare oppure no. In ogni caso anche l’albergo organizzava escursioni di vario prezzo (fisso), c’è solo l’imbarazzo della scelta.

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