Visitando il Sulawesi

In passato chiamata Celebes, Sulawesi è una splendida isola dalla forma insolita che ricorda una piovra con quattro lunghe penisole che racchiudono tre grandi golfi, Bone, Tolo e Tomini. La sua conformazione cosi particolare permette al visitatore di godere di paesaggi sempre diversi che vanno dalla risaia a terrazze, alle spiagge solitarie, dalle ripide montagne alle impenetrabili foreste, dalle isole coralline di sogno agli ampi laghi azzurrini. Molto variegato e interessante è l’aspetto etnico di Sulawesi, un vero miscuglio di razze e gruppi tribali: Bugi, Toraja, Minhasa, Makassar.

Visitando il Sulawesi: cosa vedere e cosa fare

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Lore Lindu National Park

Questa riserva naturale è situata sugli altopiani centrali di Sulawesi, ed è molto importante per la protezione di specie animali e vegetali endemichedi estremo interesse. Arrivare in questa zona non è però molto semplice, mancano le strade e le strutture alberghiere. L’unica possibilità è chiedere ospitalità nei villaggi dei Toraja occidentali. Quindi l’esplorazione di questi luoghi è riservata a chi ha molto tempo a disposizione, allenamento e spirito di adattamento. In questa riserva si possono percorrere sentieri a piedi o a cavallo, andando alla ricerca dei caratteristici megaliti seminascosti tra il verde; e con un po’ di fortuna si potranno vedere il macaco nero, il bufalo nano, e il babirussa.

Manado e isola di Bunaken

Manado è la principale città della regione nord di Sulawesi. L’ etnia dominante è quella dei Minhasa di religione cristiana.

All’inizio del nostro secolo la dominazione degli olandesi ha fortemente influenzato questa regione e i forti scambi commerciali tra loro intercorsi, soprattutto di caffè, hanno permesso a questa zona di raggiungere un certo livello di sviluppo e di benessere.

Oggi Manado dà un’impressione reale di prosperità, quasi da sembrare la capitale di un altro Paese, inoltre la città è particolarmente ricca di monumenti, che sono però di scarso interesse storico. La maggior attrazione di Manado è comunque la meravigliosa barriera corallina al largo della vicina isola di Bunaken, che si può raggiungere con delle barche a motore che effettuano delle corse regolari.

Il modo migliore per godersi appieno la bellezza del reef è quello di affittarsi una barca in proprio e vagare liberamente in questo splendido mare facendo snorkeling e immersioni.

Popolo Toraja

I Toraja vennero a contatto col mondo occidentale solo sul finire del secolo scorso. In quegli anni erano ancora temibili tagliatori di teste spesso coinvolti in guerre tra i vari clan in cui erano suddivisi. In passato non vi era alcuna organizzazione socio-politica che andasse oltre quella del piccolo villaggio o al massimo piccoli gruppi di villaggi. Attualmente i Toraja, fieri delle proprie tradizioni, si riconoscono etnicamente come un unico popolo rivendicando a Jakarta una maggiore autonomia locale. La ricchezza di una famiglia Toraja è a tutt’oggi quantificabile con il numero dei bufali posseduti. Lo sposo infatti deve dare dei bufali al padre della sposa per poter contrarre il matrimonio, per costruire le abitazioni il legname si acquista pagando coi bufali, infine durante i funerali si sacrificano bufali. Insomma questo animale, per loro cosi’ sacro, è anche una sorta di moneta di scambio.

Le abitazioni

La prima cosa che colpisce il visitatore arrivando in uno di questi villaggi è la particolare architettura delle case tradizionali toraja. I tongkonan, così sono chiamate queste strane abitazioni, sono di pianta quadrangolare poggiate su palafitte e sormontate da un tetto a sella di canna di bambù massiccio e imponente. Questo particolare tipo di tetto secondo alcuni può sembrare un’imbarcazione, antico ricordo del loro passato di navigatori, secondo altri si ispira alla forma curvilinea delle corna del bufalo sacro di cui si considerano discendenti.

Le case sono tutte rivolte a nord, perché é li che dimorano gli dei, e hanno la facciata minuziosamente decorata con disegni geometrici colorati. Sulla facciata viene anche fissato il katik, uccello stilizzato dal collo allungato e generalmente vi sono appese lunghe file di corna di bufalo sacrificati in occasione dei riti funebri.

Ogni tongkonan può essere circondato da altre costruzioni più piccole che solitamente servono come depositi per i raccolti di riso o per ospitare parenti ed amici.

Tanatoraja

Situata in una zona montuosa a 1000 m di altitudine, a circa 300 km a nord di Ujung Pandang, la regione dei Toraja (il nome significa gente dell’altopiano), è sicuramente la parte più interessante di Sulawesi.

I primi villaggi che si incontrano arrivando in questa zona sono Makale e Rantepao, centri più grandi dove è possibile alloggiare e che sono ottimi punti di partenza per la visita ai numerosi villaggetti disseminati sui pendii delle montagne, che si trovano in gran parte nel raggio di 25 km.

Gli usi e costumi di questo popolo sono davvero sorprendenti: infatti in questi luoghi il progresso procede lentamente e non ha ancora intaccato in modo sostanziale il modo di vivere e la struttura dei villaggi. Qui il ritmo della vita è ancora scandito dalla raccolta del risoe dalle fastose cerimonie funebri.

Ujung Pandang – Makassar

L’antica Makassar, non riveste un particolare interesse storico. La città è invece molto importante dal punto di vista commerciale, infatti il suo porto è il principale dell’Indonesia orientale. Vi si possono trovare attraccate numerose imbarcazioni provenienti da porti lontani e da ogni parte dell’arcipelago ed in particolare quelle tipiche dei Bugi chiamate prahus. Nella città, comunque, si possono visitare i templi cinesi, il mercato del pesce e il forte di Rotterdam con il suo piccolo museo.

Se si ha tempo a disposizione si può prendere il battello e recarsi a fare il bagno nelle piccole isole (Samalona, Baranglempo, Barangiati) al largo della città, oppure si possono fare escursioni nei dintorni, dove nei villaggi Bugi si potrà venire a contatto diretto con le loro tradizioni.

Curiosità

Le cerimonie funebri sono a dir poco grandiose, richiedendo preparativi interminabili: sacrifici di animali, combattimenti tra bufali, danze rituali e talvolta la costruzione di case provvisorie per ospitare i partecipanti alle celebrazioni. Queste cerimonie sono tanto più imponenti quanto più significativo era il ruolo sociale del defunto, ma in ogni caso provoca sempre il collasso economico della famiglia. A volte si devono aspettare mesi o anni per raggiungere la cifra che occorre per poter seppellire il proprio congiunto.

Queste cerimonie hanno un significato profondo per i Toraja, servono per preservare la famiglia del defunto da sventure e assicurarle di conseguenza prosperità e fecondità. Nel giorno stabilito dal cerimoniere i familiari del defunto ricevono doni e offerte da parenti e amici poi, al sopraggiungere della notte, tutti si recano al centro del villaggio dove è stata eretta una costruzione che ospiterà il feretro e un fantoccio di legno che rappresenta il morto.

Hanno poi inizio una lunga serie di danze tradizionali dette mabadong che raccontano antiche leggende del posto e celebrano il defunto. Poi, ecco che arriva il momento fissato dal sacerdote che, con un colpo di macete alla gola, ferirà a morte il bufalo, ed è in questo istante che lo spirito del morto lascerà definitivamente il corpo e a cavallo dell’animale affronterà un viaggio lungo e tortuoso che lo condurrà nell’aldilà (chiamato puya). Il bufalo prescelto per tale sacrificio dovrà essere tra i più forti in modo da facilitare il viaggio e di conseguenza lo spirito del defunto potrà intercedere per la vita dei propri parenti, presso gli dei.

Un tempo, arrivati a questo punto del cerimoniale si procedeva al sacrificio di altri bufali, e si concludeva con un grande banchetto; oggigiorno però, essendo gli animali tassati dal governo, non si sacrificano più in così grande numero, ma ci si limita a farli gareggiare tra loro, cosa molto apprezzata dai Toraja.

Ormai per gli invitati è ora di tornare ai propri villaggi, però il corpo non è ancora sepolto, è solo in un secondo tempo che il feretro riccamente addobbato verrà tumulato nelle tombe poste in caverne naturali o scavate nelle pareti rocciose, ma sempre in località appartate. Davanti a questi cimiteri verranno poi esposti i manichini raffiguranti il morto (detti tau- tau), vestiti con gli abiti usati in vita dal defunto stesso, tutto ciò allo scopo di proteggere le tombe.

Una volta all’anno i Toraja si occupano di cambiare i vestiti dei tau-tau logorati dalle intemperie e inoltre durante tutto l’arco dell’anno portano offerte in cibo, tabacco e betel per ingraziarsi questi strani guardiani.

Come muoversi

La zona forse più interessante dell’isola, Tanatoraja, si può raggiungere da Ujung Pandang solamente via terra con autobus locali (Ujung Pandang-Rantepao 300 km, 8-10 ore circa) oppure affittando jeep o pulmini con autista. Il viaggio ci offre scenari molto belli e interessanti, si attraversano piccoli villaggi Bugi e lungo la costa si gode della vista di un mare cristallino solcato da imbarcazioni multicolore.  La strada è spesso in pessime condizioni con tratti non asfaltati. Anche il resto dell’isola è difficilmente percorribile via terra poiché le strade, quando ci sono, sono più simili a piste. In molti casi i collegamenti tra villaggi è affidato ad imbarcazioni locali.

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