Visitando Giava

Jakarta – I risciò sola dell’Arcipelago della Sonda. Ha forma allungata e si affaccia a sud sull’Oceano Indiano, e a nord sul mare omonimo (Oceano Pacifico). La fertilissima isola di Giava, costituisce attualmente un mondo a sé stante. Grande circa come l’Inghilterra, ospita 100 milioni di abitanti, con una densità doppia rispetto a qualsiasi altra regione di uguale grandezza. Al di là delle cifre, i Giavanesi posseggono una storia molto ricca ed un retaggio culturale davvero unico. Le danze di Giava e le sue tradizioni teatrali, le marionette Wayang, la musica gamelan e i tessuti batik sono ormai famosi in tutto il mondo, così come i suoi templi antichi e gli eleganti palazzi. Ma forse non è altrettanto nota la bellezza della sua natura. Dalle foreste tropicali di Ujung Kulon, ai pascoli alpini del monte Gede Pangrango e alle dune di sabbia scura di Parangritis, fino agli indimenticabili paesaggi lunari del monte Bromo, Giava ha qualcosa da offrire a tutti.

L’economia di Giava si basa sull’agricoltura (riso, zucchero, tè, la palma da cocco e da olio, caffè e tabacco), sulla pesca, sullo sfruttamento forestale (teak, mogano, ebano, sandalo), sull’allevamento (bufali, bovini) e sul commercio, che si avvale della notevole rete ferroviaria e stradale.

Nell’isola, inoltre, sono concentrate quasi tutte le industrie dell’Indonesia (impianti siderurgici, meccanici, cantieristici, tessili, chimici, farmaceutici, petrolchimici, alimentari, del tabacco, del cemento e della gomma). Vengono estratti il petrolio e il magnese.

Oltre a Jakarta, i centri principali sono: Surabaya, porto principale dell’isola, Bandung e Solo (Sukarta), all’interno, Yogyakarta sulla costa meridionale e Semarang su quella settentrionale.

JAKARTA
La capitale della Repubblica, Jakarta, è situata sulla costa settentrionale di Giava occidentale. E’ stata il punto focale di molti sconvolgimenti e cambiamenti che l’hanno accompagnata dal suo sviluppo come centro commerciale nel XV secolo, fino alla trasformazione in moderna e affascinante metropoli con oltre 5 milioni. In questa città quindi, i grattacieli degli alberghi, le autostrade a sei corsie, i parchi panoramici e le esposizioni dalle proporzioni gigantesche, testimoniamo i suoi indirizzi d’avanguardia, mentre i pittoreschi edifici del XVI secolo, le piazze ombreggianti e pavimenti di ciottoli e i lindi bungalows di periferia riciperti di bouganville, richiamano il suo diverso passato. Innumerevoli sono a Jakarta i luoghi di particolare interesse tra cui la nuova Moschea Istiqlal, una delle più grandi del mondo, e il Monumento Nazionale sovrastato da una Fiamma laminata in oro puro. Nella periferia sud della città si trova una esposizione permanente, la Taman Mini che offre al visitatore un’esauriente anticipazione delle attrattive offerte dalle 27 province del Paese. Sulla costa settentrionale un gigantesco parco di 340 ettari, Ancol, offre ogni genere di svaghi e divertimenti. Si aggiungano le robuste golette Bugis, un quartiere vecchio piacevolmente restaurato, una Chinatown, locali notturni, ippodromi, cinema, centri d’arte, musei, ristoranti internazionale e perfino pubs all’europea.

E’ una città cosmopolita e ricca di contrasti, a conferma del motto nazionale “Unità nella diversità”: culture variegate e mix di etnie, tradizione e modernità, miseria e ricchezza in una città in travolgente sviluppo che si è trasformata in una metropoli. E’ la città più grande, inquinata, caotica e congestionata dell’Indonesia, ma non rinunciate a scoprirla: non vi deluderà e saprà regalarvi angoli davvero suggestivi ed emozioni indelebili.

Visitando Giava: cosa vedere e cosa fare

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Sunda Kelapa

si trova vicino alla foce del fiume Ciliwung. Un tempo era una città-porto molto florida, dove nel XVI sec. attraccavano le navi dei mercanti portoghesi che commerciavano con il regno indù dei Pajajaran. Adesso gli abitanti di Jakarta sono soliti indicare la zona come Pasar Ikan, mercato del pesce. Se si vuole essere testimoni di una parte genuina, non contemplata da “pacchetti turistici”, della città, è opportuno farci una visita, meglio se nelle prime ore del mattino, si potrà assistere a vivaci e colorite contrattazioni riguardanti aragoste, tartarughe e ogni tipo di pesce presente nel mar di Giava, nonché capire quante etnie diverse popolino oggi Jakarta.

Pasar Burung

è il mercato degli uccelli che si tiene ogni giorno in JI. Pramuka. È famoso in tutta Giava per la varietà e la bellezza degli uccelli esposti e trattati (alcuni anche illegalmente). È uno di quei posti non contemplati dalle guide turistiche di Jakarta, ma che dovrebbe essere assolutamente visitato dallo straniero per il colore e calore che offre.

Gereja Portugis

Gereja Portugis si trova all’inizio di JI. Pengeran Jakarta, eretta tra il 1693 e il 1696 doveva servire la comunità portoghese che all’epoca viveva a Batavia. All’interno della chiesa ci sono un pulpito in stile barocco e un organo antico.

Moschea Istiqlal 

Moschea Istiqlal è in piazza Merdeka. Terminata agli inizi degli anni ‘80, ha un’architettura abbastanza moderna. Oggi è il più grande tempio musulmano del Sud-Est asiatico.

Kota

è il nome con il quale i jakartani indicano la città vecchia, il “centro storico”. Purtroppo non vi è rimasto molto dell’antica Batavia, soprattutto perchè all’inizio del secolo scorso il governatore generale Daendels decise di far demolire il vecchio abitato e di far ricostruire tutto ex novo. Negli anni ‘70 il governo indonesiano ha investito ingenti capitali per far recuperare il possibile, ma l’iniziativa ha avuto un successo parziale. Fortunatamente tanti oggetti sono stati ritrovati e oggi sono esposti nei vari musei della città.

Glodok

E’ il luogo ove si ritirarono i cinesi diBatavia dopo i massacri del 1740. Oggi è il quartiere cinese della città e l’area commerciale per eccellenza. La zona vecchia è formata da stradine serpeggianti, da piccole case con balconi e tipici tetti cinesi, da negozietti tra i più diversi, è piena di bancarelle, punti di ristoro e c’è un continuo viavai di becak. È uno dei posti della capitale che merita effettivamente una passeggiata. Nella parte sud di JI. Pancoran, vicino al mercato del pesce di Petak Sembilan, si trova il Dharma Saya.Costruito nel1860, è oggi il tempio cinese più interessante della città. Una delle strade che segnano il perimetro di Glodok è JI. Gajah Mada. Questa è una delle arterie più importanti della metropoli ed è caratterizzata da molti centri commerciali, però ci sono anche due edifici storicamente importanti: uno si trova al n. 188 ed un tempo era l’abitazione del capitano cinese che veniva delegato dagli olandesi a sovrintendere gli affari della sua comunità; al n. 111 c’è un edificio eretto nel 1760, che era utilizzato dal governatore generale Reinier de Klerk come residenza di campagna.

Taman Fataillah

E’ una piazza che viene presentata  come “il museo all’aperto della vecchia Batavia”. La piazza è circondata da alcuni palazzi importanti come il Museo delle Belle Arti e delle Ceramiche ove sono esposte alcune delle più belle collezioni di ceramiche del Sud-Est asiatico (quasi tutti i pezzi sono stati donati al museo dall’ex vicepresidente della Repubblica Adam Malik). Sugli altri lati della piazza ci sono il Museo cittadino e il Museo Wayang.

Monumento nazionale

Il Monumento nazionale, noto anche come “Monas”, è in JI. Silang Monas. Si tratta di un obelisco in marmo alto 137m, alla cui sommità c’è una fiamma in oro che pesa 35kg. Alla base dell’obelisco c’è un edificio adibito a museo di storia con una “sala per le meditazioni”. La costruzione del monumento è iniziata nel 1961, durante il periodo di Sukarno, ma l’inaugurazione, da parte di Suharto, è avvenuta solo nel 1975. Il monumento dovrebbe rappresentare la lotta egli sforzi del popolo indonesiano per l’indipendenza.

Marina Jaya Ancol

è il porto ove attraccano motoscafi d’altura e yacht, e da dove si parte per raggiungere le Pulau Seribu. Nel complesso si possono affittare biciclette d’acqua, barche a vela e materiale per la pesca. Il Taman Ismail Marzuk, che i locali chiamano semplicemente TIM, è il Centro culturale di Jakarta; si trova in JI. Janksa, vi si tengono spettacoli di danze balinesi, gare di poesia, concerti di musiche tradizionali indonesiane, esibizioni di gruppi jazz. Ci sono anche due gallerie, ove espongono artisti indonesiani contemporanei, e un planetario. Perintis Kemerdekaane il Monumento Soekarno-Hatta, entrambi sono in JI. Proklamasi 52. Il primo è l’ex-residenza del presidente Sukarno ed è il luogo ove venne proclamata, in nome del popolo, l’indipendenza dell’Indonesia. Il monumento ricorda le figure dei due grandi leader indipendentisti, primo presidente e primo vicepresidente della Repubblica indonesiana.

Yogyakarta

Più familiarmente nota come Yogya, questa città senz’altro riconosciuta la culla della cultura giavanese; fu capitale dell’Indonesia durante gli sconvolgimenti per l’indipendenza negli anni 1946-49. E’ situata nella regione di Giava centrale e gode il riconoscimento di territorio speciale. I suoi abitanti sono circa 375.000. Uno dei suoi monumenti più famosi è il Kraton, il Palazzo del Sultano, costruito nel 1757, che si può definire una vera raccolta di tesori in ogni senso; da visitare i diversi padiglioni con foto e ricordi della famiglia del sultano ed alle h 11.00 inizia lo spettacolo di musica gamelan e danze che dura un’ora. Uscendo dalla parte opposta dal Kraton, dopo un paio di incroci si giunge al castello d’acqua, non si paga biglietto, affianco mercato con molti piccioni viaggiatori e qualche pappagallo. Con una bella camminata si arriva all’inizio di Malioboro ed al mercatoBerengario (stoffe ma anche altro).

Per mangiare proseguire su Malioboro fino al ristorante su terrazza Legian.

A due passi dalla Città si trovano i templi di Borobudur e di Prambanan, il Tamna Sari (il castello d’acqua), il tempio Imogiri cui si accede scalando 345 gradini, e i giardini botanici di Gembria.

BOROBUDUR

Il famoso tempio buddista di Borobudur è stato costruito su una collina nel 9°secolo sotto la dinastia Sailendra di Java, ha una base di 122 metri quadrati e un’altezza di 35 metri, contiene 5 chilometri di bassorilievi e 500 statue di Buddha, e poggia su un 1.600.000 blocchi di pietra. A partire dall’11°secolo una serie di cataclismi naturali ed eruzioni vulcaniche, sommerse la montagna cosmica di detriti e rimase abbandonato e dimenticato fino agli inizi del 1800, quando casualmente vennero rinvenute le rovine e soltanto nel 1855 l’immensa costruzione venne riportata alla luce.

E’ stato dichiarato monumento nazionale indonesiano dopo il definitivo restauro, terminato nel 1983 e sostenuto dall’ONU.La simbologia del Borobudur, il tempio-montagna che rappresenta la struttura dell’universo (l’intento era quello di rappresentare il sacro Monte Meru dell’India, modello mitologico dell’ universo), ha influenzato anche altri templi, come quello di Angkor in Cambogia.

L’edificio è composto da 10 terrazze, una per ogni fase del cammino spirituale verso la perfezione, divise in tre livelli, corrispondenti alle tre sfere buddiste: la base rappresenta la vita nelle spirali del desiderio (kamadhatu), le cinque terrazze quadrate rappresentano la progressiva emancipazione dai sensi (rupadhatu), le tre terrazze circolari rappresentano la progressione dell’anima verso il nirvana (arupadhatu). Le gallerie compongono un labirinto di 5 chilometri. Lungo le loro pareti sono disseminati 8.000 metri quadrati di bassorilievi. E i dettagli infiniti di questi costituiscono una delle maggiori attrazioni. Sono 1500 i pannelli della storia di Buddha, a cui vanno aggiunti 1200 pannelli di puro decor. Nell’insieme essi costituiscono una gigantesca enciclopedia del sapere buddista, in quanto abbracciano non soltanto religione, ma anche storia, arte, filosofia, arti marziali, agricoltura, commercio, danza, persino abbigliamento. Ma anche all’occhio più profano risalta subito la giungla di immagini mitologiche, la folla di divinità che si accalca in questo universo in cui Buddha e Shiva sono la stessa divinità. Uno sguardo verso l’esterno del tempio. La posizione geografica non è casuale: nella piana si incontrano due fiumi che ricordano la sacra confluenza del Gange e dello Yumna in India, e sullo sfondo si ergono montagne che ricordano il profilo dell’Himalaya.

PRAMBANAN

Non molto lontano da Borobudur si trovano i templi della piana di Prambanan, 17 km a est di Jogjakarta.

Vennero costruiti sotto il regno di Mataram, quello che mise fine alla dinastia Sailendra. La piana è letteralmente disseminata di templi (in origine ce n’erano 232). I templi vennero abbandonati in concomitanza con l’invasione musulmana, e vennero severamente danneggiati da un terremoto nel Seicento.

Tre templi, dedicati rispettivamente a Brahma, Vishnu e Shiva troneggiano nel mezzo della corte quadrata. Il terzo è quello più spettacolare. Prambanan è considerato il massimo monumento induista dell’Indonesia. Costruito intorno all’anno 900, la sua pianta ricorda Borobudur, non fosse altro perchè anche in questo caso l’obiettivo degli architetti era di rappresentare il mitico Monte Meru.

La leggenda di Loro Djonggrang

All’interno del tempio di Shiva una serie di ambienti è dedicata a Ganesh, a Bhatare e a Guru; un prete barbuto, allo stesso Shiva e, soprattutto, a Durga, che il folclore locale sostiene sia la raffigurazione di Loro Djonggrang, la vergine snella.La tradizione lega questo sito con il palazzo di Ratu Boko che era il padre della principessa Djonggrang Loro.Un principe chiamato Bandung voleva disperatamente sposare Loro Djonggang ma lei rifiutava, perchè lui aveva ucciso suo padre.Alla fine, per porre fine alla sua insistenza, accettò ad una condizione: doveva costruire 1.000 templi in una sola notte.Bandung allora convocò gli spiriti per aiutarlo: così quasi all’alba, Loro Djonggrang vide con grande costernazione che avevano già completato 999 templi.Loro Djonggrang allora ordinò a tutti dei servi di accendere un gran fuoco iniziando a preparare il riso.I galli, ingannati da questa attività, pensando fosse giunta l’alba cominciarono a cantare, così gli spiriti fuggirono e l’ultimo tempio rimase incompiuto.Il principe Bandung, furioso, trasformò in pietra Loro Djonggrang, che in questo modo divenne lei stessa l’ultimo tempio.

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